Dalle torri nuragiche alle maschere del carnevale barbaricino, dal canto a tenore patrimonio UNESCO alle feste che scandiscono ancora oggi il calendario dei paesi: una cultura che si è mantenuta viva, non museificata.
Nessuna civiltà nuragica esiste al di fuori della Sardegna: le oltre 7.000 torri in pietra sparse sull'isola, costruite a partire dal 1800 a.C. circa, raccontano una società organizzata e complessa rimasta in gran parte ancora da decifrare. Su Nuraxi di Barumini è patrimonio UNESCO dal 1997.
I nuraghi, torri troncoconiche costruite in blocchi di pietra a secco, sono il simbolo più riconoscibile della Sardegna antica. Se ne contano oltre 7.000 sull'isola, a testimonianza di una civiltà diffusa capillarmente sul territorio tra l'Età del Bronzo e quella del Ferro. Il complesso di Su Nuraxi, vicino a Barumini, è il primo sito sardo entrato nella lista del Patrimonio Mondiale UNESCO, nel 1997.
Le maschere lignee dei Mamuthones, accompagnate dagli Issohadores, sfilano ogni anno durante il carnevale di Mamoiada in una delle manifestazioni di tradizione pastorale più antiche e studiate della Sardegna, di probabile origine pre-cristiana. Riti simili, con maschere proprie, si ripetono in altri paesi della Barbagia come Ottana (Boes e Merdules) e Orotelli. Ne parliamo anche nella pagina dedicata al Centro Sardegna, dove questi riti hanno origine.
Il calendario sardo è scandito da feste che si tramandano da secoli: la Sagra di Sant'Efisio a Cagliari, il 1° maggio, è una delle processioni religiose più lunghe d'Europa, con oltre 4.000 figuranti in costume tradizionale. La Cavalcata Sarda, a Sassari a fine maggio, riunisce cavalieri e costumi da tutta l'isola. Da settembre a dicembre, Autunno in Barbagia porta ogni weekend un paese diverso della Barbagia ad aprire le porte tra artigianato, degustazioni e musica popolare – un'occasione autentica per scoprire i borghi dell'entroterra fuori stagione.
Il canto a tenore, forma di polifonia vocale a quattro voci (bassu, contra, boche e mesu boche), è stato riconosciuto dall'UNESCO come patrimonio culturale immateriale dell'umanità nel 2005. Il sardo, riconosciuto come lingua minoritaria, resta parlato quotidianamente in gran parte dei paesi dell'entroterra, con varianti dialettali distinte tra Nord e Sud dell'isola.
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